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SSMOLL: esperimenti di rigenerazione urbana partecipativa a Salerno

“Riappropriarsi degli spazi di una città, vuol dire anche riappropriarsi della memoria e dei ricordi legati proprio a quei luoghi patrimonio di un’intera comunità”

È quello che sta accadendo nel centro storico di Salerno alla Chiesa di San Sebastiano del Monte dei Morti, meglio conosciuta come Chiesa dei Morticelli, che dopo 30 anni di chiusura e buio sta vedendo nuova vita grazie al progetto SSMOLL – San Sebastiano Monte dei Morti Living Lab.

L’obiettivo è far diventare la Chiesa dei Morticelli un “laboratorio vivente” creativo capace di dialogare con l’intera città e a lavorarci da un anno è BLAM, un collettivo di giovani architetti, artisti e fotografici, in collaborazione con il DiARC – Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, nelle vesti della prof.ssa Maria Cerreta e il Comune di Salerno, con il monitoraggio dell’assessore Domenico De Maio.

Perché la Chiesa dei Morticelli?

Inaugurata nel 1530 d.C. e situata all’interno della antiche mura, la Chiesa di San Sebastiano del Monte dei Morti è un luogo ricco di storie e leggende. Si racconta, ad esempio, che nel Seicento vi furono seppelliti i salernitani vittime della peste, da qui il soprannome “morticelli”. Molti invece pensano che la Chiesa fosse adibita a luogo per battezzare i neofiti data la somiglianza architettonica con i battisteri paleocristiani.

La chiesa si trova su una linea invisibile di confine tra il centro storico turistico di Salerno e la parte più alta della città, quella lontana dai circuiti turistici ma che tra vicoli e scale custodisce un’autenticità intatta fatta di palazzi antichi, giardini pensili e chiese storiche.  Questa posizione fa di questa ex chiesa uno spazio privilegiato che, attraverso le attività del progetto SSMOLL, può diventare un catalizzatore culturale in cui la comunità si possa riconoscere e allo stesso tempo creare una nuova memoria collettiva legata ad essa.

Una Rigenerazione urbana da “fare insieme”

“Cosa può diventare e rappresentare per Salerno lo spazio della Chiesa dei Morticelli sarà il frutto di un processo collaborativo e creativo dal basso.  I cittadini insieme agli altri attori presenti sul territorio possono partecipare al nostro progetto per identificare la nuova funzione della chiesa, che da luogo dimenticato può diventare così uno spazio di apertura e condivisione”, spiega Ludovica La Rocca del collettivo BLAM.

Per conoscere lo spazio e soprattutto le esigenze della comunità il collettivo BLAM ha condotto a settembre 2018 un questionario on-line, da cui è emerso, ad esempio, come molti salernitani non conoscano questa ex-chiesa e la volontà di molti di farla rivivere attraverso eventi culturali ed artistici. Questi e altri dati raccolti con video-interviste hanno permesso di guidare il lavoro del collettivo BLAM e definire le linee d’intervento per comunicare il progetto e stimolare la cittadinanza. La prima vera azione di SSMOLL è stata “M’hai visto da questa vista?”, una caccia al tesoro fotografica costruita per scoprire il centro storico di Salerno e riappropriarsi con occhi diversi di luoghi quotidiani.

“L’interesse dei cittadini per queste prime attività è stato inaspettato – afferma Ludovica – Ne abbiamo conferma l’8 dicembre scorso, durante il primo evento ufficiale che ha segnato la riapertura dell’ex chiesa dei Morticelli. Come collettivo abbiamo ricevuto le chiavi dello spazio all’inizio dello scorso dicembre e in pochi giorni abbiamo organizzato un evento che ha visto la partecipazione di 300 persone. Lo spazio all’inizio era privo di corrente e abbiamo chiesto di portare delle candele, molti le hanno portate da casa insieme a tutti i loro affetti come ci piace pensare. È stato un evento emozionante che ha dimostrato la presenza di una comunità che ha voglia di partecipare e condividere quello che stiamo facendo”.

“Il nostro è infatti un processo di rigenerazione collaborativa che intendiamo condividere con i cittadini e le diverse associazioni già presenti sul territorio. Lavoriamo già con altre realtà per esempio con Teatri Sospesi con cui abbiamo realizzato una performance/installazione artistica “Le Voci degli altri | riparare i ricordi |” e con DAMP che ha curato la realizzazione l’installazione “p i x e l”. Per entrambe le installazioni è stato fondamentale il contributo dei cittadini che sono stati coinvolti attivamente nel processo creativo ad esempio a portare dei piatti per Pixel o a condividere i propri ricordi per quella realizzata con teatri sospesi”, aggiunge Alessandra Elefante del collettivo BLAM

Mettere al centro i cittadini         

Con SSMOLL l’ex chiesa dei Morticelli sta diventando il centro di una nuova vita culturale in cui sono i cittadini a partecipare in prima persona. “Quello che stiamo portando avanti, è un rigenerazione urbana attraverso l’arte dal momento che è necessario prima di tutto fare in modo che le comunità si riconoscano in valori culturali e sociali. Per questo ogni evento culturale nasce come momento di arte relazionale dove gli artisti lavorano con i cittadini, organizzando workshop o raccogliendo insieme i materiali. Questo è un modo semplice per stimolare non solo una partecipazione attiva ma soprattutto per costruire un processo identitario tra la comunità e la chiesa stessa”, spiega Alessandra Elefante del collettivo BLAM.

In pochi mesi la Chiesa dei Morticelli si è trasformata in un laboratorio creativo aperto e capace di coinvolgere cittadini di tutte le età nel co-progettare il futuro di questo spazio. Ma l’obiettivo di SSMOLL e dei giovani del collettivo BLAM è supportare la costruzione di un circuito culturale che colleghi la chiesa dei Morticelli ad altri spazi in disuso nel centro storico di Salerno attraverso il coinvolgimento attivo della comunità, delle reti culturali e sociali già operanti sul territorio.

La sfida è quella di creare una comunità collaborativa in cui i cittadini siano non solo il fulcro delle operazioni, ma soprattutto siano capaci di indirizzare le azioni presenti e future di rigenerazione sociale e urbana.
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